Cerec: la corona giusta in una sola seduta

In questi ultimi anni, l’odontoiatria ha adottato il sistema di produzione Cerec CAD/CAM, presente anche nel nostro Studio dentistico a Napoli, per la realizzazione di protesi fisse come corone, intarsi, capsule dentali, ponti e faccette.

 

Cosa significa CAD/CAM

studio-delfino-anzisi-napoli-attrezzature-cerec-1L’acronimo inglese CAD/CAM dentale indica un metodo di lavorazione altamente tecnologico, il significato letterale è:

CAD = Computer-Aided Design = progettazione computer assistita
CAM = Computer-Aided Manufacturing = fabbricazione computer assistita

Sono due momenti del processo produttivo di Cerec che si fondono insieme per raggiungere il risultato finale. La prima fase è quella di progettazione al computer. Una volta ultimata, le informazioni passano a speciali macchinari controllati da un software per la realizzazione della corona.

 

Prima del CAD/CAM dentale

Prima dell’avvento della tecnologia Cerec CAD/CAM, la produzione di una corona avveniva (e in molti casi avviene ancora) manualmente. Si iniziava con la presa delle impronte dentali, inserendo la pasta per impronte direttamente nella bocca del paziente su un supporto di metallo. Le impronte andavano al laboratorio odontotecnico dove si realizzava il calco in gesso su cui il tecnico costruiva la corona. Quest’ultima era poi montata su un articolatore per controllarne la corretta occlusione e altri parametri. Terminato questo procedimento, la protesi era pronta per essere consegnata al paziente.

 

Avvento della procedura CAD/CAM

Con l’avvento della procedura CAD/CAM, l’odontoiatra può rilevare le impronte dentali direttamente dalla bocca del paziente, con uno speciale scanner 3D, il quale, grazie al software allegato, le riproduce in digitale. Lo scanner è direttamente collegato al computer in modo da scaricare immediatamente le informazioni e iniziare la prima fase della procedura CAD/CAM.

 

studio-delfino-anzisi-napoli-attrezzature-cerec-2È quindi possibile apportare le modifiche alla protesi virtuale direttamente con il computer. Parliamo di modifiche riguardanti lo spessore, la forma e le dimensioni di una corona, un intarsio, una capsula dentale, un ponte oppure una protesi fissa completa.

Terminata la fase CAD appena descritta, inizia la fase CAM. Una volta conclusa la progettazione il software produce un file digitale che viene inviato a una speciale fresatrice computer-assistita che lo elabora e, sulla base delle informazioni fornite, comincia a intagliare il blocchetto di materiale che si è scelto per la corona.

I materiali di fabbricazione utilizzabili con la tecnica Cerec CAD/CAM dentale sono gli stessi che sono stati utilizzati finora (ad es. zirconia).

 

 

Vantaggi del CAD/CAM per le corone dentali

    • Estrema precisione nella realizzazione.
    • Possibilità di realizzare corone e faccette anche molto sottili.
    • Possibilità di rafforzare i punti deboli di una struttura ampia con una protesi fissa completa.
    • Progettazione a mezzo computer. che consente l’anteprima del risultato.
    • Rilevazione delle impronte, progettazione e creazione della corona in una sola seduta.

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Il sistema CAD/CAM Cerec è allo Studio Delfino Anzisi

Nello Studio Delfino Anzisi a Napoli applichiamo la procedura CAD/CAM grazie al sistema CEREC Sirona. Se hai bisogno di una corona dentale, chiedi se anche nel tuo caso è possibile ottenerla in una sola seduta.
Contattaci per maggiori informazioni.

 

Sorrisi da selfie

 

Delle 95 milioni di fotografie postate ogni giorno, una buona parte sono scattate dalla fotocamera frontale dello smartphone. E, anche dopo l’estate, sulle bacheche dei social network continua l’invasione dei selfie.  Il selfie è uno strumento sempre più diffuso e per questo bisogna imparare a farlo bene.

 

Per non rischiare di fare foto tutte uguali, ti stai già esercitando con le tue espressioni migliori?

Molto spesso ci guardiamo allo specchio alla ricerca della posa migliore: profilo destro, sinistro, mento in su e in giù, labbra a bacio o sorriso. Fare una faccia da selfie può sembrare semplice ma, in realtà, è molto complesso. Soprattutto perché bisogna tenere sotto controllo tutti i muscoli del viso, rimanere concentrati e tenere gli occhi puntati sul proprio smartphone. Insomma la ricerca del volto perfetto da offrire alla fotocamera per il selfie può essere una vera e propria fatica. Spesso siamo portati a fare le facce più strane per imbarazzo e le boccacce che possono rovinare una foto sono sempre in agguato.

 

3 consigli per un selfie perfetto

 

La posizione dello smartphone

Per non distorcere la nostra immagine, è meglio tenere il telefono a una distanza «di braccio», o anche più lontano, con l’aiuto di una selfie stick. La fotocamera deve essere posizionata leggermente più in alto del volto e in obliquo. In questo modo i lineamenti del viso risultano naturalmente più armonici. È fondamentale anche scegliere la luce giusta: meglio quella naturale, evitando di esporsi contro sole.

 

Il profilo migliore

Inutile negarlo, tutti ne abbiamo uno. Conoscere se stessi, i propri difetti e punti di forza, è il modo migliore per trovare prima l’autoscatto perfetto. È importante fare pratica allo specchio, scattare tante foto a casa, per trovare l’angolo e l’espressione giusta per il proprio viso. A questo punto, basta solo tenerla sempre pronta anche per un selfie scattato all’improvviso e perfetto da condividere.

 

Le espressioni da evitare

Anche le espressioni passano di moda. Tra le facce da evitare, che imperversano sulle pagine social, ci sono la duck face e la faccia a bacetto. Fino a qualche tempo fa facevano sentire sexy, ma ora sono talmente usate che conferiscono solo un aspetto innaturale ai nostri scatti. Molto meglio fare una smorfia divertente o puntare su un effetto spontaneo, evidenziando la del viso che preferisci.

 

Il vero segreto per il selfie perfetto

A volte, l’espressione da selfie che hai provato e riprovato non è giusta per ogni occasione, ma non per questo dovresti rinunciare alla tua foto perfetta. E allora sorridi: non c’è niente di più bello che essere felici. Avere denti dritti, bianchi e soprattutto sani, è la regola segreta per un selfie perfetto.

 

Sorridi, scatta e… condividi!

La tua protesi in una sola seduta

In questi ultimi anni, l’odontoiatria ha adottato il sistema di produzione CAD/CAM, presente anche nel nostro Studio, per la realizzazione di protesi fisse come intarsi, capsule dentali, ponti e faccette.

 

Cosa significa CAD/CAM

L’acronimo inglese CAD/CAM dentale indica un metodo di lavorazione altamente tecnologico, il significato letterale è:
CAD = Computer-Aided Design = progettazione computer assistita
CAM = Computer-Aided Manufacturing = fabbricazione computer assistita

Sono due momenti di un processo produttivo che si fondono insieme per raggiungere il risultato finale. La prima fase è quella di progettazione al computer. Una volta ultimata, le informazioni passano a speciali macchinari controllati da un software per la realizzazione della protesi.

 

Prima del CAD/CAM dentale

Prima dell’avvento della tecnologia CAD/CAM, la produzione di una protesi avveniva (e in molti casi avviene ancora) manualmente. Si iniziava con la presa delle impronte dentali, inserendo la pasta per impronte direttamente nella bocca del paziente su un supporto di metallo. Le impronte andavano direttamente al laboratorio odontotecnico dove si realizzava il calco in gesso su cui il tecnico costruiva la protesi. Quest’ultima era poi montata su un articolatore per controllarne la corretta occlusione e altri parametri. Terminato questo procedimento, la protesi era pronta per essere consegnata al paziente.

 

Avvento della procedura CAD/CAM

Con l’avvento della procedura CAD/CAM, l’odontoiatra può rilevare le impronte dentali direttamente dalla bocca del paziente, con uno speciale scanner 3D, il quale, grazie al software allegato, le riproduce in digitale. Lo scanner è direttamente collegato al computer in modo da scaricare immediatamente le informazioni e iniziare la prima fase della procedura CAD/CAM.

 

È quindi possibile apportare le modifiche alla protesi virtuale direttamente con il computer. Parliamo di modifiche riguardanti lo spessore, la forma e le dimensioni di un intarsio, una cappetta, una capsula dentale, un ponte oppure una protesi fissa completa.

CAD-CAM-dentale-protesiTerminata la fase CAD appena descritta, inizia la fase CAM. Una volta conclusa la progettazione il software produce un file digitale che viene inviato a una speciale fresatrice computer-assistita che lo elabora e, sulla base delle informazioni fornite, comincia a intagliare il blocchetto di materiale che si è scelto per la protesi.

I materiali di fabbricazione utilizzabili con la tecnica CAD/CAM dentale sono gli stessi che sono stati utilizzati finora (ad es. zirconia).

 

 

Vantaggi del CAD/CAM per le protesi dentali

    • Estrema precisione nella realizzazione.
    • Possibilità di realizzare protesi molto sottili (faccette).
    • Possibilità di rafforzare i punti deboli di una struttura ampia (protesi fissa completa).
    • Progettazione a mezzo computer che consente l’anteprima del risultato.
    • Rilevazione delle impronte, progettazione e creazione della protesi in una sola seduta.

 

Il sistema CAD/CAM CEREC è allo Studio Delfino Anzisi

Nello Studio Delfino Anzisi a Napoli applichiamo la procedura CAD/CAM grazie al sistema CEREC Sirona. Se hai bisogno di una protesi dentale, chiedi se anche nel tuo caso è possibile ottenerla in una sola seduta.
Contattaci per maggiori informazioni.

 

Parodontite: una soluzione per rigenerare l’osso

Il parodonto, cioè la parte che comprende l’osso, il cemento radicolare e i legamenti, subisce nel tempo un erosione, il più delle volte silente. La parodontite si manifesta generalmente prima con un’irritazione gengivale e in seguito con un ritrarsi progressivo prima del tessuto molle e poi di quello osseo.

Parodontite e caduta dei denti

La malattia parodontale non curata o cronicizzata può portare alla perdita definitiva degli elementi dentari. Molti odontoiatri ancora oggi dicono ai propri pazienti che non c’è nulla da fare a parte tenere pulito e attendere la perdita progressiva dei denti. Oggi invece sta prendendo piede un nuovo approccio alla cura della parodontite basato sul trattamento della causa del problema, ossia i batteri. Questo approccio terapeutico è una soluzione definitiva e permette il blocco dell’infezione e il ripristino della struttura di sostegno dei denti in modo non invasivo.

Uno dei segni inequivocabili dell’avanzamento della parodontite è la formazione delle cosiddette tasche o sacche parodontali che si possono creare sia in corrispondenza delle gengive sia coinvolgendo anche la struttura più profonda dell’osso. All’interno di queste infatti si vanno a formare imponenti colonie di batteri che solitamente sopravvivono anche in assenza di ossigeno e che si mescolano a placca e tartaro. Questi ultimi sono il loro “terreno fertile” dove possono proliferare e favorire l’avanzamento della malattia parodontale.

Esiste una cura per la parodontite

La parodontite si può curare, anche se si tratta di una malattia tendente alla cronicizzazione, che avanza inesorabilmente una volta che si è innestata nei tessuti. La prima cosa per prevenire la comparsa della patologia è sottoporsi a regolari sedute di igiene dentale professionale. È questa infatti una delle profilassi più efficaci per evitare che si formi la placca e che diventi tartaro. Nel caso quest’ultimo fosse presente verrà eseguita una detartrasi o ablazione del tartaro, al fine di eliminare qualsiasi possibilità potenziale che possa far proliferare le colonie batteriche.

Parola di parodontologo

Incontrando gli specialisti, ossia i paradontologi, dopo una prima fase di pulizie approfondite con anestesia (di solito divise in 4 quadranti), si procede spesso con interventi chirurgici mirati a ricreare il sostegno al dente. Anche le tasche parodontali dovranno essere accuratamente ripulite in quanto con il normale spazzolino o con il filo interdentale è impossibile che si possano raggiungere durante la normale igiene quotidiana. In questo caso, è necessaria un trattamento sottogengivale con gli strumenti a ultrasuoni o con le curettes, che permette la pulizia delle radici attaccate dal tartaro. Se la parodontite è già in stato avanzato, provocando lo scollamento dei colletti dentali nonché l’esposizione dell’area radicolare, è necessario intervenire con terapie più importanti.

La terapia chirurgica parodontale

La chirurgia parodontale si riferisce al ripristino del tessuto osseo intaccato dalla parodontite. Per fare questo potrebbe essere necessario eseguire un innesto osseo, eliminando quello già contaminato dall’infezione batterica e utilizzando del materiale organico autologo o sintetico. Il materiale autologo viene prelevato dal paziente stesso in aree come la zona cranica o quella dell’anca, cosicché non ci possano essere possibilità di rigetto. Nel caso in cui questo materiale non fosse disponibile allora si utilizza quello ricreato in laboratorio. In entrambi i casi l’obiettivo sarebbe quello di favorire la nascita di “nuovo osso” a rimpiazzo di quello prelevato. Il processo di rigenerazione ossea dura di solito qualche mese ma è abbastanza risolutivo.

Fonte: dossiermedicina.it

Implantologia All on 4

L’implantologia All on 4, messa a punto dal celebre odontoiatra portoghese Dr. Malò, prevede l’inserimento di soli 4 impianti dentali in titanio all’interno dell’osso nella cavità orale del paziente in punti ben precisi, che permettono al clinico di agganciare la nuova protesi fissa totale immediatamente dopo l’inserimento degli impianti realizzando il carico immediato. Il paziente esce dallo studio dentistico con i nuovi denti in bocca e, quindi, con una situazione orale completamente risanata sia per quanto riguarda l’estetica sia per le funzionalità. In quali casi l’implantologia All on 4 è più adatta?

 

Edentulia totale

La mancanza totale di denti all’interno del cavo orale può essere dovuta a differenti ragioni tra cui è possibile individuare:

  • un evento di origine traumatica, come un incidente;
  • carie ed infezioni non tempestivamente e/o adeguatamente curate;
  • vecchiaia, che ha determinato la caduta degli elementi dentali.

L’implantologia All on 4 su soggetti con edentulia totale permette una soluzione più rapida, poiché non ci sono estrazioni dentali da effettuare salvo i casi in cui il clinico debba intervenire per una bonifica che si concretizza nell’estrazione di radici di denti o parti di esse nonché nella preparazione dell’osso ricevente.

 

Protesi parziale mobile sorretta da denti residui

Questi pazienti hanno ancora una parte della dentatura, in alcuni casi abbastanza compromessa, che però riesce ancora a sorreggere una protesi. I denti residui possono risultare estremamente mobili e prossimi a cadere conseguentemente tutta l’arcata ne sarebbe compromessa. Prima di poter iniziare le procedure dell’implantologia, il medico deve intervenire per bonificare la parte interessata procedendo con le debite estrazioni dei denti residui.

 

Stabilizzare la protesi mobile con impianti dentali

La protesi mobile (la classica dentiera) anche se costruita con la massima attenzione e precisione, con l’andare del tempo tende a muoversi. Quando accade, anche la fonazione ne risente parecchio e alcune lettere non sono pronunciate correttamente. Indipendentemente dalla situazione di partenza, l’odontoiatra, prima di procedere al posizionamento degli impianti dentali endossei, deve riportare le condizioni del cavo orale alla normalità e richiedere al paziente degli esami clinici (Ortopantomografia e TAC) per preparare l’intervento.

 

Inserimento degli impianti dentali con la tecnica All on 4

Esistono sostanzialmente due approcci differenti che il clinico può utilizzare.

 

Implantologia All on 4 con dima di Malò
Una volta estratti i denti residui o parti di essi si procede con la bonifica della parte. Il passo successivo è quello di posizionare la dima chirurgica di Malò sulla mandibola in modo da guidare l’odontoiatra nel corretto inserimento degli impianti e nella loro inclinazione all’interno dell’osso.

 

All on 4 con l’implantologia computer guidata
A partire dai dati della TAC (oppure TAC DENTALSCAN Cone Beam 3D) il computer riproduce virtualmente la struttura ossea del paziente e decide in quali punti inserire gli impianti. Tutti i dati vengono inviati ad una struttura che realizza una dima chirurgica molto più complessa rispetto a quella del Dr. Malò e che assomiglia a una miniprotesi con dei forellini situati in corrispondenza dei punti in cui il medico inserirà le frese per preparare la sede ossea che riceverà l’impianto in titanio.

Indipendentemente dalla tecnica utilizzata per l’alloggiamento degli impianti dentali (con guida del computer o meno), si procede a rilevare le impronte dentali. A questo punto, il laboratorio odontoiatrico inizia la preparazione dell’arcata provvisoria, immediatamente dopo la determinazione dell’altezza di masticazione rilevata attraverso l’utilizzo di una struttura in cera realizzata sulle personali caratteristiche del paziente. Una volta pronta l’arcata, essa viene inserita nel cavo orale del paziente e fissata sulla testa agli impianti. Si procede poi a controllare l’occlusione e ad apportare modifiche, nel caso in cui siano necessarie.

 

Fase post-operatoria

Dopo circa 7-10 giorni, durante la prima visita post operatoria, si procede anche alla rimozione dei punti di sutura. Durante i due mesi successivi non resta che attendere la completa guarigione. Durante questo periodo, detto di osteointegrazione, il paziente riferirà al dentista eventuali problematiche che saranno così tempestivamente risolte anche sul definitivo. Arriva il momento di sostituire la protesi provvisoria con quella definitiva costruita in base alle scelte precedentemente fatte dal cliente e ai consigli dell’odontoiatra.

 

Conclusioni

Riassumendo, l’implantologia All on 4, in pochissimo tempo e con un intervento mininvasivo, permettere di riabilitare completamente l’estetica e le funzionalità della bocca del paziente. Grazie ai quattro punti di ancoraggio individuati dal Dr. Malò e all’estrema precisione raggiunta dai software che elaborano le informazioni sullo stato del paziente, è possibile intervenire anche in quei casi in cui in passato non si poteva a causa della ridotta dimensione dell’osso.

 

Fonte: denti360.com

 

Come ci si prepara per un impianto?

Un impianto può rimpiazzare uno o più elementi dentari oppure ancorare una dentiera. Grazie al loro utilizzo si conserva l’integrità dei denti naturali vicini perchè la realizzazione delle corone su impianti non prevede la limatura dei denti naturali. Prima di procedere all’istallazione, l’odontoiatra dovrà valutare la qualità dell’osso disponibile e la fattibilità del trattamento implantare. Per ottenere un buon risultato è, infatti, indispensabile avere una buona quantità di osso sia in altezza sia in spessore, per garantire un supporto adeguato all’impianto.

La rigenerazione dell’osso

In assenza dei denti per un lungo periodo, l’osso della mascella può gradualmente riassorbirsi e non è più possibile inserire gli impianti con supporto osseo adeguato nel pavimento del seno mascellare. Per un risultato positivo dell’intervento è necessario molto più osso.

Se la quantità di osso preesistente è talmente esigua da impedire il posizionamento degli impianti, può essere effettuato un intervento di rigenerazione, ricostruzione dell’osso e rialzo del seno mascellare prima di programmare il posizionamento degli impianti stessi.

Come funziona

Per costruire l’osso mancante è necessario creare un’apertura laterale per l’accesso al seno mascellare. La delicata membrana all’interno del seno mascellare, la cosiddetta membrana di Schneider, viene sollevata dall’osso. Può essere necessario inserire una membrana protettiva clinicamente e scientificamente dimostrata per supportare la guarigione della ferita e favorire la rigenerazione ossea indisturbata. La membrana viene integrata naturalmente dall’organismo dopo poche settimane. Il seno mascellare si rialza inserendo un sostituto osseo. L’apertura laterale viene poi coperta con un’altra membrana. Infine si inseriscono uno o più impianti.

Tutto pronto per l’impianto

Questa nuova struttura naturale serve da impalcatura per la neoformazione ossea. L’impianto si ancora quindi all’osso naturale, ciò assicura un fissaggio solido nel tempo. Grazie al rialzo del seno mascellare gli impianti e le corone possono svolgere al meglio la funzione di denti artificiali, saldamente ancorati e con un aspetto naturale.

Recessione delle gengive: se i rimedi naturali non bastano

Spesso ci si accorge della recessione gengivale quando la situazione è già in uno stadio avanzato, perché guardandosi allo specchio si ha la sensazione che il dente si sia allungato. In realtà il dente sembra più lungo perché la gengiva, ritirandosi, lascia scoperta una parte della radice.

Un problema non solo estetico

Questo problema gengivale danneggia l’estetica della bocca, ma questa non è l’unica conseguenza. Quando la gengiva si ritira lascia infatti esposta parte della radice, quindi aumenta la sensibilità al caldo e al freddo e cresce il rischio che lo smalto venga attaccato da agenti patogeni. Se non si interviene tempestivamente, ci può essere una compromissione dei tessuti di sostegno del dente con gravi danni che possono arrivare fino alla perdita dei denti.

Un processo lento

Spesso non ci si accorge del problema perché il processo è molto lento e graduale. La sensibilità dentale potrebbe però essere un primo campanello d’allarme. Prima ancora di intraprendere qualsiasi trattamento atto a migliorare la situazione, bisognerebbe eliminare le cause della patologia.

Rimedi naturali per stimolare la ricrescita delle gengive

Se la recessione gengivale non è in uno stadio avanzato, non ci sono problemi estetici marcati e la sensibilità dentale è nella norma, possono essere sufficienti dei rimedi naturali. Un’alimentazione a base di frutta a verdura e ricca di vitamina C può aiutare a ridurre l’infiammazione e a far rigenerare le gengive. Altri rimedi “della nonna” prevedono applicazioni o sciacqui con aloe vera, bicarbonato, chiodi di garofano, eucalipto, limone, mirra o tè verde.

In questa fase, è importante prestare particolare attenzione all’igiene orale domiciliare e incrementare le sedute annuali di igiene professionale. In tali occasioni il medico potrebbe anche misurare e scattare delle foto alle gengive in modo da monitorare nel tempo la ricrescita gengivale.

Nuove tecniche per la salute e l’estetica della bocca

Nei casi in cui i problemi estetici sono importanti, l’ipersensibilità non è trascurabile e ci sono dei problemi di ortodonzia l’unica soluzione è l’intervento del dentista. In questo modo si potrà offrire una nuova copertura alla radice dentale e si potrà fornire un’adeguata protezione per i denti sensibili. Le nuove tecniche basate sull’applicazione di materiali innovativi possono agevolare la ricrescita del tessuto senza dover per forza ricorrere all’autotrapianto gengivale.

Prevenire la recessione gengivale

Il modo migliore per evitare che le gengive si ritirino è prevenire i possibili fattori di rischio. Una corretta igiene orale, eseguita nel modo giusto, è sicuramente il principale rimedio naturale.
I denti vanno spazzolati più volte quotidianamente, con perizia ma senza eccessivo vigore, cercando di evitare un movimento che va dal dente verso la gengiva . Da non trascurare neanche una regolare seduta di igiene orale professionale, a volte l’unico modo per eliminare efficacemente alcuni depositi di placca e tartaro da aree non raggiungibili con il normale spazzolino da denti nè con altri strumenti casalinghi quali scovolini e filo interdentale.

Fonte: universonline.it

 

Meglio un impianto o un ponte fisso?

Le protesi sostituiscono i denti naturali con elementi dentari artificiali. Gli interventi protesici possono essere utilizzati anche per correggere anomalie funzionali, oltre che estetiche, riguardanti forma, colore o posizione dei denti naturali. Per decidere cosa è meglio fra un ponte e un impianto dentale bisogna analizzare le condizioni generali del paziente e il risultato atteso dalla terapia. Esistono tre ipotesi che possono aiutare a rispondere alla domanda su quale sia il trattamento migliore.

La prima ipotesi

I due denti vicini a quello da cambiare non hanno problemi. In questo caso l’implantologia è l’ideale, perchè permette di rimettere un solo dente, quello mancante, senza dover toccare quelli vicini. La tecnica prevede infatti l’inserimento chirurgico di una vite in titanio all’interno dell’osso della bocca, sulla quale si attacca poi il nuovo dente, che può essere costruito in metallo rivestito da ceramica o tutto in ceramica.

La seconda ipotesi

I denti vicini a quello da cambiare non sono in buone condizioni e devono comunque essere rivestiti, o magari sono già devitalizzati perchè erano stati aggrediti da una carie profonda. In questo caso il ponte è la soluzione giusta, perchè il nuovo elemento si poggerà sui due denti vicini, che verranno a loro volta ricoperti da capsule (quindi non c’è bisogno di chirurgia).

La terza ipotesi

L’osso e i tessuti gengivali non sono sufficienti per inserire la vite di un impianto. In caso di insufficienza di questi “sostegni”, è allora necessario ricorrere a ulteriori interventi per ricostruire questi tessuti, che possono essere anche piuttosto invasivi (come l’impianto di un osso). In questo caso il ponte diventa, di nuovo, un’ottima soluzione.

Prima di decidere fra impianto e ponte

Quando si ricorre agli impianti, è importante che il dentista deve valuti bene anche lo stile di vita del paziente. Se è un accanito fumatore, per esempio, è bene che smetta. L’igiene dentale non è perfetta? Lo deve diventare.

Fonte: aiop.com

Cosa succede dopo un’ estrazione?

Quando si estrae un dente, nell’osso mascellare rimane uno spazio vuoto, chiamato alveolo. Dopo l’ estrazione del dente, l’alveolo si riempie di sangue. Il coagulo di sangue si trasforma lentamente in osso, ma il contorno osseo originale non si conserva.

La riformazione dell’osso

Dato che il dente non è più presente, l’osso si riassorbe gradualmente. Ciò può causare problemi: nel restauro con ponte, per esempio, le gengive seguono il riassorbimento dell’osso mascellare. Ne consegue una lacuna antiestetica tra il ponte e la gengiva sottostante. L’igiene orale risulta difficile e particelle di cibo possono accumularsi, causando infiammazioni delle gengive.

In caso di impianto

Anche l’inserimento di un impianto diventa una procedura delicata in caso di riassorbimento osseo. Per assicurarne la stabilità meccanica e funzionale, un impianto deve essere completamente circondato da osso. Perciò è necessaria una procedura di incremento osseo. La mancata rigenerazione dell’osso può portare a un impianto esposto con risultati estetici scadenti.

Procedura post – estrazione

Perciò, quando si estrae un dente, si deve intervenire per mantenere il contorno dell’osso mascellare. Un contorno stabile si può ottenere riempiendo l’alveolo con un sostituto osseo clinicamente e scientificamente dimostrato, che costituisca una solida impalcatura per la formazione di nuovo osso da parte dell’organismo. Dopo 4-6 mesi questo materiale si integra con il nuovo osso e poi viene incluso nel naturale processo di rimodellamento del tessuto. Il contorno naturale dell’osso mascellare risulta conservato e pertanto le gengive non vanno incontro a recessione.

Una soluzione estetica per tutti

A seconda del tipo di difetto, può essere necessario usare una membrana protettiva per favorire la guarigione della ferita e proteggere il sostituto osseo. In caso di restauro con ponte, le misure preventive possono evitare la formazione di una lacuna antiestetica. Se si inseriscono degli impianti, le misure preventive garantiscono un restauro in cui l’impianto rimane circondato da osso e gengiva. I trattamenti di conservazione ossea semplificano le successive fasi di trattamento e migliorano la bellezza del vostro sorriso.

Apparecchio da adulti: perchè potrebbe servire?

Un difetto estetico, un problema non corretto durante l’infanzia, un trauma: sono molte le ragioni per le quali, anche da adulti, potremmo avere bisogno di un intervento di ortodonzia per correggere la posizione dei nostri denti. Una prospettiva che spaventa molti, soprattutto per il fattore estetico. Tutti, infatti, pensiamo subito all’ apparecchio fisso, con le piastrine d’argento e gli elastici colorati come per i bambini.

I problemi più frequenti negli adulti

Nell’adulto la dentatura è ormai quella definitiva e la crescita cranio-facciale è completa, di conseguenza si andrà ad agire sui movimenti dentali e, in particolare, su vari tipi di malocclusione, ovvero sul fatto che i denti dell’arcata superiore non si allineano perfettamente con quelli dell’arcata inferiore. Le malocclusioni possono essere congenite oppure acquisite, e spesso “eredità” di cattive abitudini infantili come succhiarsi il dito oppure utilizzare il ciuccio troppo a lungo. Il problema può essere determinato anche da un trauma come la caduta di un dente non rimpiazzato.

Una soluzione anche per gli adulti

Grazie a un apparecchio è possibile risolvere il problema. Ne guadagneremo non solo un sorriso sano e smagliante, ma anche una bocca in cui è più facile mantenere una corretta igiene orale. Se i denti sono più allineati, infatti, è più semplice pulirli quotidianamente in maniera efficace, riducendo così il rischio di carie dentale e malattie parodontali. Grazie al trattamento, si riduce anche la probabilità che si rompa un dente poiché diminuisce lo stress a cui le arcate dentali, le gengive, le mascelle e i muscoli sono sottoposti.

L’apparecchio ortodontico tradizionale è, secondo alcuni dentisti, ancora la soluzione più efficace e breve per raggiungere l’obiettivo. Fortunatamente, esistono oggi tipologie innovative di apparecchio molto discrete che, spesso, nemmeno si notano dall’esterno, ma risolvono ugualmente il problema donando un sorriso smagliante. Non è mai troppo tardi, quindi, per assicurarci un sorriso perfetto.

I vantaggi dell’apparecchio invisibile

La soluzione più richiesta, tra gli adulti, è sicuramente quella che prevede l’impiego dell’apparecchio invisibile, una mascherina costruita su misura per il paziente, sostituita regolarmente in base ai progressi, che si può togliere in autonomia e che assicura l’effetto naturale al trattamento. Nessuno si accorgerà della leggera, ma costante trazione in corso.

L’apparecchio invisibile ha molteplici vantaggi. In primo luogo, dal punto di vista estetico, rimuove il potenziale disagio psicologico e sociale di dover portare un apparecchio in età adulta. La possibilità di rimuovere la mascherina per mangiare consente un’igiene orale approfondita: è più raro che residui di cibo, per esempio, rimangano incastrati. Inoltre, grazie ad un prospetto virtuale, è generalmente possibile prevedere quale sarà la durata effettiva del trattamento e quante mascherine diverse saranno necessarie. Infine, l’apparecchio invisibile, essendo fatto su misura, risulta per molti pazienti più confortevole: la leggerezza della mascherina elimina quei piccoli fastidi che possono derivare dalla presenza delle brackets (le piastrine) nella bocca.

Alcuni fattori da tenere in considerazione

L’apparecchio invisibile non va bene per tutti. Infatti, è molto efficace quando bisogna risolvere un caso di malocclusione semplice, ma potrebbe non essere adatto per affrontare situazioni più gravi. Ciascun caso è a sé ed è quindi primario contattare il proprio ortodontista per un consulto. L’apparecchio invisibile è una delle opzioni a disposizione e solo il tuo dentista di fiducia è in grado di valutare se è lo strumento adatto a raggiungere l’obiettivo prefissato dalla terapia correttiva.

La mobilità della mascherina non deve farci pensare che la possiamo utilizzare per poco tempo durante il giorno. Infatti, per ottenere il risultato, i dentisti consigliano di utilizzare l’apparecchio invisibile almeno 16/18 ore al giorno. Di fatto, va tolto solo per mangiare e lavarsi i denti, altrimenti gli sforzi saranno vani.

Fonte: unisalute.it

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