Implantologia a Napoli

In odontoiatria, l’obiettivo dell’implantologia a Napoli è la sostituzione degli elementi dentari persi con delle “radici artificiali” in titanio, chiamate “impianti dentari endossei”.

Queste “radici artificiali” vengono inserite all’interno delle ossa mascellari formando la solida base alla quale ancorare sia la sostituzione di un solo dente mancante, sia una protesi parziale o totale su cui posizionare protesi fisse o mobili.

Gli impianti possono rimpiazzare denti singoli (corona su impianto), più denti (corone su impianti) oppure possono anche ancorare una dentiera. Grazie al loro utilizzo si conserva l’integrità dei denti naturali vicini perchè la realizzazione delle corone su impianti non prevede la limatura dei denti naturali.

Il procedimento ha ormai raggiunto livelli di sicurezza, affidabilità e prevedibilità di successo tali da renderlo il trattamento ottimale per la maggior parte dei casi di sostituzione dei denti naturali persi nei pazienti adulti.

Questo rende l’implantologia a Napoli una procedura disponibile per pazienti di tutte le età. Le controindicazioni sono limitate e riguardano patologie sistemiche gravi o fuori controllo.

Tuttavia, la scelta fra le diverse possibili alternative terapeutiche, deve basarsi su un’attenta valutazione clinica del paziente e sulla prognosi degli elementi dentari residui.

L’impianto dentale

In mancanza di uno o più denti, i denti vicini a quelli mancanti si spostano per riempire lo spazio vuoto e impediscono alle arcate dentarie di chiudersi in modo corretto, rendendo difficile la masticazione e provocando disturbi alla muscolatura, alle ossa e all’articolazione della mandibola. Tutto questo rende auspicabile il ricorso all’implantologia a Napoli.

Per individuare la migliore soluzione al problema individuale del paziente, esistono una serie di pro e contro da considerare: gli impianti dentali non compromettono la salute di altri denti sani perchè non prevedono limature e un dente limato è più soggetto a carie rispetto ad un dente integro.

Gli impianti svolgono la stessa funzione delle radici e, pertanto, bloccano il riassorbimento osseo. Hanno una durata superiore rispetto a ponti o dentiere perchè è sempre possibile che uno dei denti naturali residui che sostengono la dentiera o un ponte venga compromesso da carie.

Garantiscono stabilità e comodità restituendo al paziente un comfort e un’estetica simile ai denti naturali. Per contro, affidarsi all’implantologia significa sottoporsi a un intervento chirurgico che, seppure in minima misura, non è esente da rischi e controindicazioni.

Le controindicazioni generali riguardano lo stato di salute complessivo, vi sono infatti alcune situazioni gravi in cui è sconsigliabile che il paziente si sottoponga ad interventi chirurgici, ad esempio le gravi cardiopatie, il diabete scompensato con complicanze circolatorie e alcune malattie ematologiche.

Esistono poi delle controindicazioni transitorie, quali stati infiammatori, infezioni, piorrea, fumo e insufficiente igiene orale che devono essere preventivamente risolte prima di affrontare un trattamento implantologico.

L’età del paziente, invece non è determinante. L’impianto, eseguibile a partire dai 18-19 anni, ultimata la crescita scheletrica, può essere effettuato anche in pazienti molto anziani che presentino buone condizioni di salute.

L’anamnesi prima dell’impianto

Un’accurata fase diagnostica è necessaria a stabilire le corrette indicazioni terapeutiche, identificare eventuali controindicazioni e valutare lo stato di salute generale del paziente. La visita preventiva servirà a escludere  le patologie e i fattori di rischio per gli interventi di implantologia a Napoli.

L’odontoiatra controllerà lo stato di salute dei tessuti parodontali e l’eventuale presenza di lesioni delle mucose gengivali e dell’osso, i restauri dentali presenti e le possibili carie.

Attraverso gli esami radiografici potrà valutare, quindi, la qualità dell’osso disponibile e la fattibilità del trattamento implantare. Per ottenere un buon risultato è, infatti, indispensabile avere una buona quantità di osso sia in altezza sia in spessore.

Se l’osso è assottigliato o comunque scarso si può ovviare con una tecnica di rigenerazione guidata dei tessuti che permette di ricreare osso dove manca, con prelievi ossei del paziente stesso o con l’inserimento di materiali sostitutivi.

L’osteointegrazione

È un fenomeno che si verifica a seguito dell’installazione nell’osso di un impianto: la formazione di un legame biologico stabile e definitivo tra l’impianto e l’osso stesso. L’impianto in titanio ha una forma a vite, che trasmette e distribuisce attraverso la spirale i carichi masticatori e permette una migliore stabilità.

Durante l’osteointegrazione, gli impianti, per stabilizzarsi, necessitano di un periodo durante il quale non devono essere in alcun modo sollecitati (circa tre mesi per il mascellare e due per la mandibola). Trascorso il tempo necessario all’osteointegrazione, si può iniziare il carico protesico, prima con un’eventuale protesi parziale, poi, raggiunta la condizione ottimale, con la protesizzazione definitiva.

La procedura operativa

La tecnica chirurgica di inserimento di uno o più impianti, è relativamente semplice e poco invasiva.

Il protocollo standard di una riabilitazione protesica con impianti si divide in fase chirurgica e fase protesica.

Nella fase chirurgica, dopo gli opportuni accertamenti diagnostici, vengono inserite le strutture a vite, in titanio biocompatibile, che faranno da “radice” e che saranno lasciate “integrare” con l’osso per un periodo minimo di 2 mesi nel mascellare inferiore e di circa 3 mesi nel mascellare superiore.

Il successo dell’inserimento dipende da quanto il tessuto osseo riesce a crescere intorno all’impianto, inglobandolo nella sua struttura.

Dopo questo periodo, sarà inserita una connessione vite-dente (moncone) costituita da cilindri di titanio che emergono dal margine gengivale, e su cui verranno cementate o avvitate le corone di porcellana, esattamente come se fossero monconi di denti naturali.

Quindi si passa alla fase protesica che inizia con la presa dell’impronta, la protesizzazione provvisoria, che permette di graduare il carico protesico sugli impianti e di modellare i tessuti molli (la gengiva) e infine l’applicazione della protesi definitiva.

Gli impianti a carico immediato

Grazie alla ricerca scientifica sulla superficie e la forma degli impianti, è possibile un carico immediato subito dopo la chirurgia. Significa che, in alcuni casi, il paziente potrà avere la nuova protesi definitiva entro 12 ore.

Questo è possibile solo dopo un attento “piano di trattamento” e in condizioni particolari che vengono valutate dall’implantologo per ogni singolo paziente. Infatti, questa tecnica non può essere effettuata in presenza di infezione attiva del dente da estrarre o in caso di non perfetta integrità dell’alveolo dentale.

In questi casi si preferisce differire l’inserimento implantare per far guarire il sito e/o rigenerare l’osso alveolare favorendo il perfetto posizionamento dell’impianto.

Il rialzo del seno mascellare

Se la quantità di osso preesistente è talmente esigua da impedire il posizionamento degli impianti, per aumentare la quantità di osso presente può essere effettuato un intervento di rigenerazione, ricostruzione dell’osso e rialzo del seno mascellare prima di programmare il posizionamento degli impianti stessi.

Quando si perdono i molari superiori, la cavità del seno mascellare tende a riavvicinarsi alla cresta mascellare; con il tempo, i bordi della cavità possono avvicinarsi così tanto che non resta più osso per inserire gli impianti. “Rialzando” la membrana che ricopre il pavimento del seno mascellare, il dentista è in grado di aggiungere tessuto osseo trapiantato nella cavità del seno. Dopo che il materiale inserito è diventato solido o maturo, è possibile inserire gli impianti perché la zona trattata è del tutto simile all’osso naturale.

Per effettuare il rialzo del seno mascellare può venire utilizzato sia tessuto osseo proveniente dal corpo del paziente (autologo), sia tessuto osseo eterologo (cioè osso non prelevato dal paziente) e sintetico, che può anche stimolare la formazione di nuovo materiale osseo. Nel giro di 9-12 mesi l’osso sintetico viene completamente rimpiazzato e sostituito dall’osso proprio del paziente.

La cura degli impianti dentali

Gli impianti hanno una vita pressoché illimitata se viene effettuata una corretta pulizia della bocca domiciliare da parte del paziente e regolari sedute di controllo e di ablazione del tartaro.

È assolutamente necessario effettuare le visite in studio almeno ogni sei mesi, in modo che il dentista possa controllare le infrastrutture implantari, l’igiene orale praticata dai pazienti e l’occlusione.

Il controllo della placca batterica è importantissimo per prevenire i processi di distruzione ossea.

Per questo, prima ancora di posizionare i pilastri implantari, il paziente deve essere istruito sulla corretta igiene degli impianti e dei denti residui. In seguito il medico verificherà la sua capacità di eseguire correttamente le necessarie manovre di igiene orale.

Da questa capacità dipende in larghissima misura la possibilità di durata nel tempo di un impianto correttamente posizionato e protesizzato.

Uno dei rischi principali associati all’impianto è la malattia perimplantare, un’infiammazione gengivale con perdita ossea intorno agli impianti.

Se la placca cresce sugli impianti e lungo la linea gengivale, diventa difficile da pulire con uno spazzolino e la placca diventa sempre più dura trasformandosi in tartaro.

Col tempo, l’osso intorno all’impianto si decompone e l’impianto inizia a perdere il suo attacco. Questa malattia a volte è difficile da diagnosticare senza l’aiuto di uno specialista.

La pulizia e l’igiene degli impianti

La maniera migliore per prendersi cura degli impianti dentali è una pulizia costante associata a controlli professionali. Per una pulizia precisa delle aree più difficili, lo spazzolino deve avere una testina ridotta che permetta di raggiungere le superfici irregolari degli impianti. Le setole possono essere artificiali, morbide, con la punta arrotondata per uno spazzolamento delicato ma efficace.

Lo spazzolino morbido evita di graffiare o danneggiare i tessuti e la superficie in titanio dell’impianto.

Il dentifricio deve essere a bassa abrasività. È assolutamente necessario l’uso del filo interdentale o dello scovolino per pulire le superfici interne ed esterne dell’impianto.

È importante scegliere la misura corretta in base allo spazio tra i denti perchè il passaggio dello scovolino non deve causare sanguinamenti e non deve provocare dolore.

Approfondimenti sull’implantologia a Napoli

Leggi gli approfondimenti della Società Italiana di Parodontologia (SIdP):