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08 Feb 2019

Come prevenire la perdita di un impianto

Prevenzione e trattamento della perimplantite a Napoli

La perdita di un impianto dentale è la conseguenza più grave della perimplantite, una patologia caratterizzata dall’infiammazione dei tessuti che circondano l’impianto. Negli stadi più avanzati è accompagnata dalla perdita dell’osso su cui l’impianto stesso è fissato. La perimplantite è una delle principali complicazioni biologiche che possono interessare gli impianti dentali ed è, purtroppo, molto comune. Se non trattata in tempo, può portare alla perdita dell’impianto o alla necessità di rimuoverlo. Fortunatamente, è possibile prevenire la perdita di un impianto curando attentamente l’igiene orale domiciliare ed eseguendo i controlli clinici e radiologici programmati dopo l’intervento di inserimento. Vediamo le diverse cause che possono portare alla perdita di un impianto dentale e come è possibile evitarla.

 

L’inserimento di un impianto dentale

L’impianto dentale è la soluzione di prima scelta nella maggior parte dei casi di perdita o mancanza di un dente. Consiste nell’inserire nello spazio rimasto vuoto una vite che servirà al nuovo dente come perno a cui agganciarsi. L’intervento si esegue in anestesia locale e dura pochi minuti; il paziente potrà riprendere a fare una vita normale da subito, anche con l’alimentazione.  Grazie alla modernissima tecnica dell’impronta digitale e alla costruzione di corone in una sola seduta con Cerec, nel nostro studio dentistico a Napoli possiamo garantire tempi di trattamento sempre più brevi per l’inserimento degli e impianti dentali, con un risultato esteticamente armonico e naturale.

 

Preparazione prima dell’intervento

La corretta pianificazione dell’intervento chirurgico di implantologia da parte dell’odontoiatra è fondamentale per prevenire l’insorgere di infezioni che possono portare alla perdita di un impianto dentale. Prima di inserire un impianto dentale è fondamentale fare un’attenta analisi della situazione anatomo-funzionale in cui l’impianto verrà inserito attraverso una valutazione clinica e radiograficaCi sono casi in cui non è possibile inserire l’impianto dentale senza una cura preventiva: quando il paziente soffre di parodontite, quando non si ha abbastanza osso in cui inserire il perno o in caso di serie patologie croniche.

Eventuali infezioni, come la parodontite, che possono aver causato la perdita del dente naturale devono essere perfettamente curate prima di procedere all’inserimento dell’impianto. Inoltre, si dovranno considerare i fattori di rischio parodontale, come l’abitudine al fumo o una storia di famigliarità per la malattia. Infine, è importante scegliere per l’impianto materiali di alta qualità, che favoriscano sia l’osteintegrazione, cioè l’unione dell’impianto con il tessuto osseo sottostante, sia l’adesione del dente artificiale alla mucosa gengivale.

 

Il trattamento post-intervento

Dopo un intervento di implantologia dentale è fondamentale seguire scrupolosamente tutte le indicazioni del dentista, soprattutto in merito agli antibiotici da assumere e alla cura dell’igiene orale domiciliare. Per i primi tempi sono consigliati una dieta a base di cibi morbidi e sciacqui del cavo orale con un collutorio a base di clorexidina. In seguito, si dovrà adottare un’igiene specifica, utilizzando uno scovolino per almeno 5-10 minuti al giorno per pulire gli spazi interdentali, che sono le zone più attaccabili dai batteri.

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Inoltre, non bisogna mai saltare gli appuntamenti dal dentista per i controlli clinici e radiologici. Una volta all’anno, generalmente, andrebbe praticato un sondaggio parodontale. A discrezione del medico, possono essere effettuate anche delle radiografie endorali, una per singolo impianto, per valutare se tutto sta procedendo bene. Ogni 4/6 mesi è indispensabile una pulizia professionale (detartrasi) per rimuovere la placca e il tartaro accumulati. Seguire queste indicazioni è la base per avere un ottimo recupero dell’estetica e della funzionalità della dentatura e per pervenire eventuali infezioni, fra cui la perimplantite, che negli stadi più avanzati può causare la perdita di un impianto dentale.

 

Perimplantite, la malattia degli impianti

Le terapie implantari negli ultimi decenni hanno avuto un’altissima diffusione. Di conseguenza, sono aumentati anche i casi di perimplantite. La perimplantite è una patologia caratterizzata dalla progressiva perdita di osso attorno agli impianti associata all’infiammazione della gengiva circostante. Una scarsa igiene orale, stili di vita sbagliati, come il fumo, e controlli insufficienti delle condizioni di salute dell’impianto dentale, possono facilitare l’insorgenza di sovra-infezione dei tessuti perimplantari con conseguente sviluppo di perimplantite.

 

Lo sviluppo dell’infezione degli impianti

La perimplatinte è un’infezione causata dai batteri anaerobi gram negativi, molto simili a quelli che provocano la parodontite nei denti naturali. A questi si associano anche altri batteri, per la maggior parte gram positivi, che si trovano solamente nella perimplantite. La struttura dei tessuti molli attorno agli impianti è leggermente diversa rispetto a quella dei denti naturali: queste condizioni determinano, in presenza degli stessi batteri della parodontite, una rapida progressione dell’infiammazione, con un riassorbimento osseo più veloce. Inoltre, la perimplantite si presenta spesso con sintomi meno evidenti della parodontite. Questo rende più difficile per i pazienti individuare il problema e recarsi tempestivamente dal dentista.

 

La mucosite, il primo stadio della perimplantite

La perimplantite è preceduta da un’infiammazione superficiale e reversibile detta mucosite. In questa fase, non bisogna trascurare i sintomi, come un eventuale dolore alla gengiva nella zone dell’impianto. La mucosite può essere trattata facilmente dal dentista con una pulizia accurata degli elementi dentali e delle tasche gengivali. Se non intercettata precocemente, però, può evolvere in perimplantite. Una perimplantite non trattata nel modo adeguato causa il progressivo riassorbimento dell’osso in cui è inserito l’impianto. Nei casi più gravi, questa condizione può portare alla perdita di un impianto e della protesi sopra di esso posizionata. Ne deriva che la prevenzione della malattia è fondamentale.

 

Il trattamento della perimplantite

perimplantite perdita di un impiantoLa perimplantite può procedere molto rapidamente a causa delle caratteristiche strutturali e anatomiche degli impianti. È per questo che una diagnosi precoce è determinante sull’evoluzione della patologia. Mentre la cura di una mucosite è semplice e rapida, la cura della perimplantite può richiedere tempi lunghi e disagi maggiori. In caso di diagnosi di perimplantite, che il parodontologo effettua attraverso il sondaggio parodontale e un’indagine radiologica, si tenta dapprima di trattare la lesione con una metodica non chirurgica.

In molti casi, però, la chirurgia è necessaria e gli interventi possono distinguersi in due tipologie. Gli interventi resettivi comportano la rimozione di una certa parte di osso e gengiva per eliminare la tasca attorno all’impianto; gli interventi rigenerativi comportano la ricostruzione di parte dei tessuti persi. La scelta della tecnica più corretta dipende da diversi fattori fra cui l’impatto estetico, la posizione dell’impianto e l’entità della lesione perimplantare. Per questa patologia non è possibile garantire sempre il successo clinico dopo il trattamento. Purtroppo, quando la diagnosi viene effettuata in uno stadio ormai avanzato, può essere necessaria la rimozione dell’impianto e la sua sostituzione. Per questo motivo ai pazienti che ricevono impianti viene sempre raccomandato di seguire tutte le regole necessarie per la prevenzione.

 

I fattori di rischio per la perdita di un impianto

Il rischio di sviluppare la perimplantite è maggiore in pazienti con una scasa igiene orale e che hanno sofferto di parodontite, ma ancor più in pazienti con una parodontite mai curata. Per questo nessuna terapia implantare dovrebbe essere eseguita prima di aver risolto le infezioni già presenti. Anche il tabagismo è un fattore di rischio importante. Malgrado il fumo non rappresenti una controindicazione assoluta al trattamento implantare, sarebbe meglio eliminare o ridurre il numero di sigarette consumate a meno di 5 al giorno. Inoltre, il diabete e il consumo smoderato di alcool possono essere connessi alla malattia. Esistono anche alcuni fattori locali che possono provocare lo sviluppo di infezione e infiammazione attorno all’impianto e sono legati all’allentamento della protesi sopra gli impianti. In questo caso, è necessario contattare tempestivamente il dentista per un controllo.

 

 

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Dr. Domenico Anzisi