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Rimozione dell’impianto dentale

L’implantologia è una tecnica affidabile e sicura ma, in alcuni casi può accadere che si renda necessaria la rimozione di uno o più impianti dentali.

Le cause possono essere diverse, ma quelle più frequenti sono la presenza di infezione nell’osso intorno all’impianto o la mancata osteointegrazione, il processo biologico attraverso il quale l’osso mascellare integra la vite implantare inserita in esso attraverso la produzione di nuovo tessuto osseo.

Quali sono le cause del fallimento di un impianto

Le ragioni per cui un impianto dentale debba essere rimosso si dividono essenzialmente in due categorie: i fallimenti precoci e quelli tardivi.

Questa suddivisione è importante perché il fallimento dell’impianto in due periodi distinti può essere associata a fattori diversi.

Fallimento precoce dell’impianto dentale

Il fallimento precoce si verifica entro i primi mesi dopo il posizionamento dell’impianto dentale.

Il danno deriva dal non essere riusciti a stabilire una sufficiente ed adeguata osteointegrazione e in questo caso, la guarigione ossea dopo l’inserimento dell’impianto è compromessa.

La mancata osteointegrazione è in genere influenzata da fattori locali come le infezioni, da malattie sistemiche, dall’assunzione di determinati farmaci cronici o da abitudini viziose come il fumo, che possono interferire con la guarigione delle ferite.

Fallimento tardivo dell’impianto dentale

perimplantite

Il fallimento tardivo di un impianto dentale può verificarsi in qualsiasi momento, anche dopo un anno dal posizionamento.

In questo caso i motivi sono essenzialmente collegati ad atteggiamenti viziati e ripetuti nel tempo, a errori protesici o a patologie orali come la perimplantite.

La perimplantite è un’infezione causata dai batteri che si sviluppa intorno agli impianti dentali. È una patologia grave che, se non curata, può portare alla perdita dell’impianto.


Quali sono le cause della perimplantite

Il problema di base è una scarsa igiene orale, infatti la perimplantite è un’infezione provocata dai batteri presenti nella placca.

Nella prima fase l’infezione interessa la gengiva, poi si spinge in profondità causando il riassorbimento dell’osso. Anche in questo caso, come nella parodontite, si formano delle tasche, dove si annidano i batteri.

La perimplantite può insorgere a osteointegrazione già avvenuta, dopo qualche anno dall’inserimento degli impianti. Questo può succedere se non si presta particolare attenzione all’igiene: gli impianti devono essere puliti in modo adeguato.

Generalmente i pazienti pensano che l’impianto sia un dispositivo artificiale e che non necessiti della stessa cura dei denti naturali. In realtà, se l’impianto si osteointegra perfettamente, diventa parte dell’osso in cui è stato inserito, quindi è necessaria una continua e attenta igiene orale per mantenerlo in salute.

L’attacco batterico può verificarsi anche in seguito all’intervento implantare, se non si rispettano i protocolli di sterilità. L’implantologia è un intervento molto complesso e deve essere effettuato nel rispetto di una serie di accorgimenti importantissimi.

È possibile curare la perimplantite?

Il trattamento per la cura della perimplantite prevede la riduzione della carica batterica, quindi può essere effettuato attraverso una terapia chirurgica o in casi semplici attraverso sedute di igiene orale professionale.

In ogni caso, la perimplantite è difficile da gestire, quindi la prevenzione risulta essere la strada migliore da percorrere. Oltre ad un’accurata igiene quotidiana è importante fare delle sedute periodiche di pulizia professionale per rimuovere i batteri del tartaro.

Rimozione dell’impianto dentale dopo una frattura dello stesso

La rimozione di un impianto dentale può essere necessaria anche quando questo si frattura. Gli impianti dentali sono realizzati in titanio puro, un materiale molto duro in grado di resistere a lungo alla forza esercitata dalla bocca durante la masticazione.

La frattura dell’impianto dentale è una circostanza poco comune, nella letteratura scientifica vengono evidenziati 2 casi ogni 1000. Nonostante si tratti di un evento raro è comunque un fallimento implantare.

Le principali cause che possono portare un impianto dentale a fratturarsi sono:

  • l’errata pianificazione dell’intervento di implantologia;
  • il sovraccarico dato dalle forze masticatorie;
  • lo svitamento dell’impianto.

Lo svitamento dell’impianto può essere considerato uno dei motivi più frequenti della frattura di un impianto dentale, soprattutto se si utilizzano impianti di bassa qualità.

Quando si verifica uno svitamento della vite dell’impianto viene compromessa l’intera stabilità della protesi a causa della perdita dell’equilibrio tra le diverse componenti: vite, moncone, corona protesica.

L’impianto tende a fratturarsi nelle zone in cui la pressione del carico masticatorio è più forte. In particolare i punti di frattura più frequenti sono: il punto all’altezza della prima spira della vite e la sezione tra gambo e vite.

Per evitare la rottura dell’impianto dentale a seguito dello svitamento, sarebbe necessario riavvitare o sostituire la vite quanto prima. Un mancato intervento dell’implantologo aumenta il rischio frattura dell’impianto perché viene meno la corretta distribuzione delle forze masticatorie.

Alcuni impianti dentali sono più facili da rimuovere rispetto ad altri?

Il fattore principale che determina la difficoltà della rimozione di un impianto dentale è la sua localizzazione nella mascella. In generale, gli impianti nella mascella inferiore sono più difficili da rimuovere, ma anche gli impianti in quella superiore possono essere fastidiosi.

Anche la quantità di tempo trascorso può rendere più o meno difficile la rimozione di un impianto dentale: più anni sono trascorsi dall’inserimento dell’impianto, più questo si sarà integrato nell’osso e sarà più difficile da estrarre.

Un altro deterrente per la rimozione di un impianto è la sua dimensione. Ovviamente, più lungo e largo è un impianto, più difficile sarà farlo uscire dalla mascella.

Rimozione di un impianto dentale osteointegrato

Nella maggior parte dei casi, la rimozione di un impianto che nel tempo si è integrato all’osso alveolare, comporta la perdita della porzione di osso intorno all’impianto stesso.

In questo caso lo specialista valuterà con attenzione se l’osso rimasto è sufficiente per un impianto sostitutivo.

In caso di osso non sufficiente, prima di poter posizionare un nuovo impianto, saranno necessari innesti di osso alveolare e di tessuto molle per un periodo di diversi mesi o anche più di un anno.

Inoltre, se un impianto si trova vicino a un nervo o una cavità sinusale, lo specialista dovrà essere molto attento a non danneggiare entrambi.

Rimozione di un impianto a poche settimane dall’intervento

Se è assolutamente necessario, l’odontoiatra può rimuovere un impianto che non si è integrato con l’osso entro poche settimane dal posizionamento.

Le situazioni che possono richiedere la rimozione di un impianto non osteointegrato includono: complicazioni con la chirurgia di posizionamento, posizionamento errato, pezzi rotti dell’impianto, infezione.

Rimozione di un impianto dentale fratturato

Un impianto fratturato è più difficile da rimuovere perché non vi è alcuna parte esposta. L’odontoiatra dovrà seguire una procedura molto delicata prima di dover eseguire la rimozione.

Procedura di rimozione dell’impianto dentale

La procedura di rimozione dell’impianto dentale è simile alla chirurgia di posizionamento. L’intervento si esegue sotto anestesia locale e consiste nel rimuovere la corona (la parte che assomiglia a un dente), nell’estrarre il moncone (la parte a cui si collega la corona) e infine nel rimuovere l’impianto (la parte che si avvita nell’osso).

Quali sono le alternative alla rimozione in caso di impianto dentale compromesso

Se l’impianto dentale non è particolarmente compromesso è possibile migliorarne l’estetica e la funzionalità mediante interventi chirurgici minori.

Opzioni di trattamento dopo la rimozione di un impianto dentale

Dopo la rimozione di un impianto dentale compromesso, sono disponibili diverse opzioni, in base alla situazione specifica.

Posizionare un nuovo impianto dentale: se il sito chirurgico è pulito, senza infezione e ha una quantità sufficiente di osso per il supporto, è possibile posizionare immediatamente un impianto nuovo.

Praticare un innesto osseo: dopo l’innesto per ripristinare il supporto osseo, saranno necessari alcuni mesi per la guarigione prima di effettuare un nuovo impianto dentale.

Nessun trattamento immediato: l’odontoiatra potrebbe voler far guarire il tessuto gengivale per circa due mesi prima di riesaminare il sito e verificare se è pronto per un nuovo impianto.

Dolore dopo la rimozione di un impianto dentale

Il dolore dopo aver rimosso un impianto, non è particolarmente intenso. Il livello e la durata del fastidio che il paziente può aspettarsi è simile a quello dell’estrazione di un dente.

L’odontoiatra prescriverà comunque dei farmaci antidolorifici se necessario.

Igiene e cura degli impianti dentali

Il modo migliore per evitare di incorrere nella perdita e successiva rimozione di un impianto dentale è mantenere una corretta igiene orale quotidiana, sottoporsi periodicamente alla pulizia dei denti professionale e alle visite di controllo.

Per maggiori informazioni gli specialisti dello Studio Dentistico Delfino Anzisi a Napoli sono disponibili per un consulto. Contattaci allo 081 578 50 37.

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Le informazioni fornite in questa pagina sono di natura generica e pubblicate a scopo puramente divulgativo, pertanto non possono sostituire in alcun caso il parere dell’odontoiatra.

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