Tecnologie in studio: l’intervento in diretta

L’odontofobia è un argomento trattato da tempo e sotto molti aspetti, ma il problema non è risolto, anche se le tecnologie, per nostra fortuna, sono decisamente cambiate rispetto al passato. Infatti, è proprio al passato che dobbiamo tale retaggio culturale.

Le origini della paura

La paura del dentista nasce dal pensiero comune riferito a traumi pregressi nei tempi in cui l’odontoiatria non era quella dei giorni nostri. Il filo comune è chiaramente il dolore in una zona tanto strategica come la bocca, terreno intimo e inesplorato che viene invaso dalle mani guantate dello specialista. Consideriamo poi la posizione subente del paziente, totalmente nelle nostre mani, che completa la sudditanza passiva, notoriamente imbarazzante per chi è ansioso e odontofobico.

Abbiamo fatto tanta strada

Le cose sono cambiate per merito delle tecnologie a nostra disposizione, gli anestetici e le apparecchiature di ultima generazione, le nostre competenze in psicologia odontoiatrica, ecc. Tuttavia non capiterà solo a noi di avere qualche paziente che ancora oggi è visibilmente teso sulla poltrona.

Chi ha paura del dentista?

Per meglio approfondire, distinguiamo in linea di massima due personalità di paziente diametralmente opposte: il cosiddetto dichiarato e il mascherato. Il primo non ha nessuna difficoltà ad ammettere la sua atavica paura, cerca partigiani in grado di tranquillizzarlo. Il secondo fa lo spavaldo, nega le sue paure e invita a procedere come se nulla fosse.
Più facile arginare il primo e leggermente più complesso il secondo anche se, con il rapporto fiduciario conquistato obbligatoriamente con il tempo, si riescono ad abbattere le barriere resistive di entrambi.

Uno spazio sicuro

Anche l’ambiente, come descritto da molti esperti, ha la sua importanza. Sarà banale, ma una sala d’aspetto piacevole, sobria, con musica a basso volume e un’assistente dai modi gentili e disponibili rappresenta il primo passo nella direzione giusta. Come sempre il paziente è al centro del nostro universo e concorre a instaurare quel rapporto empatico indispensabile per qualsiasi specialità medica.

Occhio non vede…

Infine, sono importanti anche le comunicazioni visive al paziente, sempre con velato consenso. Capita infatti ancora oggi che, attratti dalla tecnologia che ormai tutti possediamo, ci scappi un «ora le faccio vedere con la telecamera». Dobbiamo però constatare che una percentuale non trascurabile di pazienti ci risponda di non voler vedere proprio nulla. Da una parte è certamente una dimostrazione di fiducia, mi affido totalmente ma non voglio condividere, dall’altra nasconde una riserva inconscia.

Mai insistere per fare sfoggio di tecnologia

Sarà lo stesso paziente, con il tempo e le sedute, che si renderà conto che non sente nulla e non deve temere di dare una sbirciatina al monitor in diretta, sempre che la cosa non lo turbi. Capita persino che coloro che non volevano partecipare, diventino veri appassionati della “diretta” tanto che, a distanza di anni, ci permettiamo delicatamente di ricordare loro la timidezza iniziale, enfatizzando il loro notevole progresso nell’affrontare la seduta.

Bando ai timori

I rinforzi positivi, la pazienza, l’ambiente e le tecnologie, abbinate alle nostre competenze in merito, serviranno a creare una generazione priva di ogni timore con buona pace di coloro che verranno. Noi festeggiamo già oggi quando un piccolo paziente ci dice con enfasi «quando mi metti l’apparecchio?». Per non parlare di chi si impegna in un tenero disegno con la scritta «viva il dentista». Questo naturalmente accade in moltissimi studi, regalando un futuro decisamente sereno ai pazienti, e non solo a loro.

Fonte: dentaljournal.it

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